Luigi Corvaglia

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Luigi Corvaglia (Lecce) è uno psicologo, psicoterapeuta, docente, saggista ed esperto di esoterismo.  E' Vice Presidente del Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP) [1] e componente del consiglio direttivo della FECRIS, la Fédération Européenne des Centres de Recherche et d'Information sur le Sectarisme, una ONG con sede a Marsiglia che raccoglie 54 associazioni anti sette di 31 paesi.  Relatore alle Conferenze della FECRIS di Copenhagen (2103) e Bruxelles (2014), ha scritto vari libri e decine di articoli sul tema della libertà in tutte le sue implicazioni (filosofiche, politiche, cliniche e criminologiche). E' collaboratore della cattedra di Psichiatria e Criminologia dell'Università del Salento a Lecce.

Contents

[edit] Biografia

Nato a Lecce, ha vissuno a Casarano, dove si è diplomato presso il locale Liceo Classico. SI è laureato in psicologia a Roma e specializzato in psicoterapia presso la Società italiana Medicina Psicosomatica (SIMP), sempre a Roma. E' dirigente psicologo presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche dell'ASL di Bari e collaboratore della cattedra di Criminologia dell' Università del Salento. 

[edit] Pensiero e riferimenti culturali

Luigi Corvaglia difende una concezione libertaria basata sull'individualismo metodologico che ne ha fatto uno fra i più discussi pensatori contemporanei sul tema del libero arbitrio e le sue implicazioni. Egli gode di una certa fama nell'ambito del pensiero libertario per averne animato per anni il dibattito <ref>[2]</ref> [3], non solo in Italia, sui temi della libertà del mercato e della libera scelta [4]. Lo psicologo si è posto a metà strada, equidistante dal socialismo libertario come dall' anarcocapitalismo [5]. Al primo rimprovera un approccio romantico e l'errore di avere anteposto la lotta al "capitale" a quella all'autoritàtout court. Egli, invece, ritiene, utilizzando la terminologia di John Rawls, di invertire l' "ordine lessicale": prioritaria la difesa dalla autorità, ivi inclusa quella del capitalismo monopolistico connesso alla statualità. Secondo la lettura di Proudhon, però, Il "mercato" può essere antitetico al capitale, se concretamente "libero". All'anarco-capitalismo, una dottrina che predica la sostituzione dello stato con il mercato, rimprovera di sacralizzare la proprietà e il porsi su posizioni conservatrici circa laicità, immigrazione e diritti civili [6]. Corvaglia, pertanto, sostiene posizioni vicine al neo-mutualismo di Kevin Carson e all'agorismo di Samuel Edward Konkin II.

[edit] Contributo allo studio dei gruppi abusanti

Contrariamente a quanto affermato dagli apologeti dei culti, che vedono in chi critica le sette un negatore dei diritti civili di culto e di associazione, quindi un nemico dell'autodeterminazione, è proprio perchè forte del suo background radicalmente "liberal"[7] che Corvaglia ritiene di dover censurare e prevenire gli abusi dei gruppi costrittivi. Infatti, ciò va fatto proprio in ottemperanza al principio di salvaguardia della sovranità dell'individuo e della sua intangibilità. Il rispetto della libertà sfoggiata dai cultisti e dai loro apologeti sarebbe, invece, falso e truffaldino [[8]]. Egli argomenta quanto dice utilizzando termini e concetti in uso in filosofia politica. Così, se esiste un concetto di "autoproprietà" (possesso di se stessi) quello alla "proprietà della propria mente" non ne è una semplice estensione, bensì la fonte stessa del concetto da cui discende anche il diritto di far ciò che si vuole col proprio corpo fisico. Il discrimine, pertanto, fra una legittima persuasione  a compiere determinate scelte di vita e una persuasione, invece, illegittima non è nel fatto di essere controproducente o meno per l'attore della scelta, bensì nell'essere prodotto di una mente libera. È ovvio, quindi, che tutto si giochi sul concetto di "manipolazione mentale". Gli apologeti dei culti ritengono che non esista alcuna forma di manipolazione e controllo della mente, pertanto ogni scelta è libera. I movimenti laici di contrasto alle sette, invece, ritengono che esistano delle forme di riforma del pensiero in grado di ipotecare la libertà di molte scelte controproducenti. Fondamentalmente, gli argomenti utilizzati da Corvaglia contro le concezioni degli apologeti dei culti e dei cosiddetti "movimenti contro le sette" di matrice religiosa (sono quelli, secondo la nota bipartizione di Massimo Introvigne, che censurano solo le "sette" che predicano "eresie", cioè errori dottrinali) si compattano nella concezione di una "fallacia logica dolosa" che si manifesta nelle confusioni indotte sotto descritte:

- Confusione fra piano della proibizione e piano dell'esistenza. L'approccio degli apologeti dei culti (inclusi i movimenti "contro le sette") alla manipolazione mentale non è affatto quello del miscredente, bensì quello dell' antiproibizionista. Infatti, essi non affermano che la persuasione non esista ma che, anzi, proprio perché ubiquitaria ed eliminabile, non è possibile definire quale tipo di persuasione si possa considerare indebita. A ciò si lega un'altra fallacia, cioè la

- Confusione fra etica del principio ed etica della responsabilità. L'antiproibizionismo dovrebbe essere spia di una concezione libertaria (alla cui base c'è l'etica della responsabilità di Max Weber) che non può che estrinsecarsi in una mentalità laica, aperta, tollerante e libertaria che è esattamente il contrario di quella degli apologeti e difensori dei culti, i quali appartengono a ambiti di pensiero centrati sul dogma (l'etica del principio di Max Weber) [9].  Il caso di Massimo Introvigne, esponente di spicco di Alleanza Cattolica, è emblematico di questa incompatibilità logica che si rivela una forma di "liberalismo" a senso unico e finalizzato all'esclusiva salvaguardia dei gruppi settari [10];

- Confusione fra piano della opportunità morale e piano della scienza. L'arbitrarietà nel giudizio su quale persuasione possa considerarsi indebita e quale no è un dato di rischio reale e, quindi, un importante tema etico. Questo, però, non ha nulla a che vedere con la discussione scientifica sull'esistenza di tecniche atte a manipolare la mente. Sono discorsi indipendenti. I fatti esistono o non esistono indipendentemente alle nostre difficoltà nel descriverli e delimitarli e dalle loro implicazioni etiche [11];

- Confusione fra gradualità è bipolarità. È vero, come dicono i difensori dei culti, che nessuna scelta è completamente libera, ma questo non vuol dire che non sia possibile definire le scelte che sono fortemente influenzate da fattori condizionanti. "L'esistenza dell'acqua tiepida non impedisce di distinguere quella fredda da quella bollente" [12][13] ;

-Confusione fra falsificabilità scientifica e metafisica. Massimo Introvigne afferma che sia i movimenti laici (anti sette) che quelli religiosi (contro le sette) possono dividersi in "razionalisti" e "post-razionalisti". Questi ultimi sarebbero quelli che attribuiscono ai leaders delle sette poteri quasi sovrannaturali. Ad esempio, i movimenti religiosi post-razionalisti possono credere che i leaders dei culti siano in contatto col diavolo, mentre i movimenti laici credono che i leaders attuino il "lavaggio del cervello" [14].  Secondo Corvaglia questo accostamento è indebito, perché una concezione è  chiaramente metafisica e soprannaturale -  l'idea della demonicità delle sette  - e l'altra - l'idea del "lavaggio del cervello" - è solo una teoria scientifica che, se non è ancora definitivamente acquisita dalla totalità degli scienziati è proprio perché è così che funziona la scienza stessa. In altri termini, la scienza non esprime giudizi dogmatici, ma solo  ipotesi verosimili e falsificabili, secondo l'insegnamento di Popper. La specularità proposta da Introvigne è fasulla, ma è incastrata in una struttura di ragionamento che fino al punto in cui l'autore la introduce  scorre logica e consequenziale, pertanto  il lettore, con la guardia abbassata, è  portato a considerare anche la manipolazione mentale una concezione metafisica e soprannaturale, quando essa è solo una teoria scientifica discussa e non definitiva, come tutte le teorie scientifiche [15];

- Confusione fra coercizione e violenza fisica. La difesa dei cultori e difensori delle sette, secondo i quali la scelta degli adepti di aderire ai culti è libera perché non vi sono fisicamente forzati è assolutamente fallace. L'assenza di violenza evidente non è mai stato un indice di libertà dalla coercizione. Questo era già stato chiaramente spiegato nel XVI secolo da Etienne de la Boetie nel suo Discorso sulla servitù volontaria dove egli scrive che il  tiranno prende il suo potere sempre dalla volontaria sottomissione delle persone che tiranneggia [16] . Così non fosse non si potrebbe parlare di manipolazione o persuasione, cosa che proprio gli apologeti dei culti ritengono ubiquitaria ed ineliminabile. Che poi non esista una definizione condivisa di cosa si intenda per "maniplazione mentale", come affermano i difensori dei culti, non vuol dire che essa non esista. Anche sul concetto di sfruttamento non esiste tale definizione condivisa, ma nessuno nega che esso esista.

Tutte queste fallacie indotte sono definite da Corvaglia "il gioco delle tre carte" ( "Shell game theory") dei culti e dei loro apologeti, un sistema mirato a confondere il pubblico al fine di imbrogliarlo e per cui quello che appare non è mai ciò che è.

[edit] Opere

In volume

  • Psicopatologia della Libertà, Samizdat, Chieti, 2000 ISBN EAN
  • Riabilitazione Psicosociale. Problemi e prospettive, Centro Scientifico Editore, Torino, 2000 ISBN 8876404597 9788876404597
  • Anarchia come antiutopismo, in Clio, R. Studi storici, Napoli, 2005, [ISSN 0391-6731]
  • Due casi di confine. In Drogatologia. Storie di esseri umani con problemi di dipendenza patologica
    ISBN: 8856755890
  • Le dipendenze, in Temi di Medicina Sociale,  Pensa Multimedia Editore, Lecce,  2014  ISBN 978-88-6760-164-6

[edit] Note

<references/>

[edit] Voci correlate

[edit] Collegamenti esterni


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